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mercoledì 25 aprile 2018

I Novissimi - Purgatorio "Per quanti si trovano in condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto, il cammino verso la piena beatitudine richiede una purificazione."

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Il Purgatorio



Introduzione

La terza realtà escatologica è il Purgatorio che a differenza delle prime due realtà (inferno e paradiso) dura soltanto fino alla fine del mondo e fino al giudizio universale: dopo il giudizio universale ci sarà soltanto o la gioia eterna o l'odio eterno come possibilità delle scelte della nostra libertà.

La sua esistenza è confermata dalla Bibbia (2Mac 12, 43 e 1 Cor 3, 12-15) già fin dal Libro dei Maccabei (che i protestanti escludono dal canone biblico, rifiutando così l'esistenza del Purgatorio). È una dimensione temporanea delle anime che durerà solo fino al Giudizio Universale, prima cioè della resurrezione della carne. In esso le persone che sono morte senza peccati mortali, ma che hanno mantenuto una sorta di affetto liberamente accolto per il peccato veniale, si purificano da
questa imperfezione.

Se la beatitudine paradisiaca è la totale conformazione della propria volontà a quella divina, il Purgatorio è un tempo nel quale, pur essendo già salvi, non si può contemplare Dio perché ancora non lo si desidera ed ama con tutto se stessi, perciò è necessario abbandonare ogni volontà che non sia indirizzata a Lui. Taluni parlano del Purgatorio come di un inferno temporaneo, ma è un errore. Se all'Inferno c'è la disperazione ed il tormento (il fuoco) per la lontananza eterna dalla felicità divina, in Purgatorio invece c'è sì la sofferenza motivata dalla mancata partecipazione alla visione beatifica, ma anche la gioia per la certezza di vederLo e di essere nella Sua volontà purificatrice. Il fuoco qui è un fuoco d'amore, simile alle gioiose sofferenze di chi sa che si congiungerà all'amato, ma deve aspettare il momento dell'incontro.

Il Concilio ecumenico di Firenze (1438-1445) definisce come verità di fede non solo l'esistenza del Purgatorio, ma anche la possibilità che le anime purganti possano essere liberate anzitempo grazie ai suffragi dei fedeli viventi (la Santa Messa, preghiere, indulgenze, elemosine ed altro, secondo le istituzioni della Chiesa) (Denzinger 693). Anche questa possibilità ha un fondamento biblico: il sacrificio espiatorio che Giuda Maccabeo offrì per l'assoluzione dei morti che avevano peccato di idolatria (2Mac 12,46) e la comunione mistica in Cristo, sia nel bene che nel male, di tutti gli uomini (Col 1,18). Lo stesso San Giovanni Crisostomo ribadisce e conferma la pia pratica (Omelia sulla prima lettera ai Corinzi, 41,5). Il Concilio di Trento (1545-1563) ordina poi che questa sacra dottrina sia diligentemente trasmessa ai fedeli (Denzinger 983; 940; 950).

Secondo il concetto di giustificazione elaborato nel Concilio di Trento il processo di giustificazione si identifica invece col processo di purificazione del cuore: il cuore umano prima si libera dal peccato mortale, poi dai peccati veniali e quindi da quelle radici del male che vengono chiamate dai teologi "concupiscenza", ossia quella spinta al male e all'egoismo che rimangono in noi anche in seguito del battesimo. Il processo di purificazione e di giustificazione secondo l'angolatura cattolica è un processo di bonifica interiore: si muore all'uomo vecchio e cresce in noi l'uomo nuovo, l'uomo nello Spirito Santo, l'uomo che non vive più secondo la carne ma secondo lo spirito, e il culmine di questo processo di giustificazione è la capacità di amare Dio sopra ogni cosa.


NOZIONE di Purgatorio



Come sostantivo (gr.: kathartèrion oppure purgatòrion, lat. purgare) questo nome si trova usato già dagli Occidentali nel secolo XI con Ildeberto Cenomanense. Nei secoli precedenti né la Sacra Scrittura né la Tradizione usano esplicitamente questo vocabolo, per quanto Sant'Agostino e San Gregorio Magno usino espressioni equivalenti. Più tardi, specialmente nel secolo XIII, consacrato dall'uso, il termine Purgatorium viene adibito nel Concilio di Ferrara-Firenze, contrariamente ai Greco-russi.
In questo senso il Concilio di Ferrara-Firenze e quello Tridentino (Sess. XIV, 3.XII.1563) hanno definito l'esistenza del Purgatorio come «pena temporale dovuta ai peccati già rimessi, per quanto sia certo che valga anche per i peccati veniali non rimessi i nquesta vita». Questa definizione dogmatica è comprovata dall'autorità di passi autorevolissimi dell'Antico Testamento (II Mach. 12, 43-46) e del Nuovo (Matth. 5, 26; 12, 32), dall'Apostolo San Paolo (I Cor. 3, 13 sgg.); è corroborata infine dalla testimonianza dell'antica archeologia cristiana con varie iscrizioni al riguardo.
Il Purgatorio si impone alla ragione perché è certo che nessuno viene ammesso al cospetto di Dio che non sia puro (Apoc. 21, 27); necessita quindi di uno stato o luogo di espiazione, dove le anime amiche di Dio e sue debitrici, mediante pene o suffragi, si possono purgare dalle scorie temporali e diventar degne di salire al cielo.
I teologi discutono molto circa il luogo, la qualità e l'intensità delle pene, il fuoco e la sua potenza, ma la Chiesa, mostrandosi aliena da ogni sottigliezza (cfr. Decr. De Purgatorio), riduce a due i punti essenziali della dottrina cattolica sul Purgatorio:
1. l'esistenza del Purgatorio, cioè di un luogo o stato penoso e transitorio dove le pene avranno la proprietà di essere espiatrici o purificatrici dell'anima;
2. la possibilità di aiutare le anime del Purgatorio mediante i suffragi della Chiesa, ossia attraverso le opere meritorie personali e soprattutto mediante il santo sacrificio della Messa.
La dottrina sul Purgatorio è stata trattata magistralmente da Santa Caterina da Genova.

Cos'è il Purgatorio


Una seconda problematica riguarda la natura stessa del purgatorio. In questa nostra meditazione cercheremo di mettere in chiaro qual è l'insegnamento della Chiesa Cattolica, perché per noi la Chiesa è quella autorità di origine divina - dato che Cristo ha dato questa autorità alla Chiesa e la Chiesa è assistita dallo Spirito Santo - che interpreta rettamente le Scritture. Vedremo poi come questo insegnamento ha radici nella Tradizione, nel testo biblico, e cercheremo di capire attraverso la riflessione teologica in che cosa in realtà consista il purgatorio. Infine, con una riflesione sulla pietà dei fedeli, vedremo quali sono i nostri rapporti con le anime purganti. Si tratta di una tematica ricchissima molto cara al cuore cristiano e attraverso la quale molte persone possono ricevere consolazione per i drammi che hanno vissuto di separazione coi propri cari riacquistando serenità e consolidando la loro fede nell'aldilà.

Introduciamoci dunque nel nostro tema cercando di dare una definizione di purgatorio. E' difficile discutere sul fatto se il purgatorio sia un luogo o piuttosto uno stato. Per quanto riguarda il paradiso e l'inferno non v'è dubbio che debbano essere un luogo perchè nell'inferno, come pure nel paradiso, ci saranno anche i corpi alla fine del mondo. Sappiamo invece che nel purgatorio ci sono solo le anime perché il purgatorio terminerà proprio con la fine del mondo, quando i corpi risorgeranno. Molto opportunamente tralasciamo dunque questo problema e cerchiamo piuttosto di dare una definizione che raccoglie un po' l'insieme della riflessione teologica e le indicazioni del magistero della Chiesa.

Il purgatorio si potrebbe definire come lo stato di coloro che sono morti nella pace di Cristo ma non sono ancora così puri da poter essere ammessi alla visione di Dio. Questo stato lo troviamo affermato con decisione dall'insegnamento della Chiesa a livello conciliare ed è chiaramente espresso almeno in un testo biblico. Tuttavia è opportuno riflettere su un fatto: il purgatorio ha una sua ragione profonda di esistere perché il purgatorio è già uno stato di salvezza, è il luogo in cui già è presente la preghiera e l'amore anche se non è presente la visione di Dio.

Il purgatorio esiste perché esiste la tendenza dell'uomo alla mediocrità e alla tiepidezza, perché l'uomo in questa vita non è capace in generale di esprimere atti di amore così perfetti tali da abilitare la sua anima ad entrare subito nella visione di Dio. Al riguardo un moderno teologo scrive: "Sarebbe bello che la libertà umana fosse capace soltanto o del positivo o del negativo in sommo grado, senza riserve e senza resistenze. Conversioni soltanto con tutte le forze e in modo radicale, oppure dei voltafaccia a Dio compiuti senza misure e senza diplomazia. Ed escludiamo pure le ribellioni compiute a metà, stiracchiate nel tempo, nemmeno decise, ma quasi notarilmente registrate nel lasciarci condurre dalla tendenza ad abbarbicarci alle cose, a legarci alle persone o a fissarci noi stessi, senza nemmeno affrontare il disagio di un no secco rivolto a Dio (...) No, il caso è diverso, è il caso di chi si è consegnato a Dio ma mantenendosi qualche angolo d'anima per sé, senza tirare tutte le conseguenze di una revisione di vita, senza impegnare tutta la volontà nel rispondere alla chiamata di grazia concedendosi ancora in parte alle propensioni cattive, un rinnovarsi ma non lasciando a Dio chieda tutto, un liberarsi dal male ma desiderandolo ancora un poco".

Noi dunque non siamo né totalmente perversi nel male ma neppure totalmente radicali nel bene, anzi, nel bene molte volte siamo spesso tiepidi. Continua il teologo: "la Fede chiama queste nostre piccole piccole vigliaccherie nel bene peccati veniali, cioé mancanza di vigore nella carità, il dare tutto tutto tranne qualche cosa, il salire sulla croce ma con una mano sola e un piede solo". In questa pagina di questo teologo noi troviamo la ragione stessa per cui esiste il purgatorio, cioé poiché la grande massa delle persone è incerta sia sulla via del male sia sulla via del bene, non è così radicata nel male da raggiungere l'impenitenza finale ma neppure è così radicale sulla via del bene da raggiungere il perfetto amore, e in questo stato loro muoiono.

Il purgatorio nei pronunciamenti della Chiesa


La Chiesa ha indicato più volte l'esistenza del purgatorio: indicheremo ora i testi più autorevoli.

Il Concilio di Firenze nel VI sec. definì in modo autorevole l'esistenza del purgatorio. Dice il testo: "Inoltre se [gli uomini] avendo fatto veramente penitenza moriranno nella carità di Dio, prima d'aver soddisfatto con frutti degni di penitenza per i peccati di commissione e di omissione, le loro anime dopo la morte sono purificate con pene purgatorie e per essere liberate da queste pene giovano a loro i suffragi dei fedeli viventi, cioé il sacrificio della messa, le preghiere e le elemosine e le altre pratiche di pietà che si usano fare secondo le istituzioni della Chiesa da parte di fedeli in favore di altri fedeli".

Il Concilio di Trento parlò in diversi decreti del purgatorio, precisando il concetto cattolico di giustificazione del peccatore. Fra i molti decreti precisò anche che "poiché la Chiesa Cattolica, istruita dallo Spirito Santo, attraverso la Sacra Scrittura e dall'antica tradizione dei padri ha insegnato nei sacri concili e recentissimamente in questo sinodo ecumenico che vi è il purgatorio e che le anime in esso trattenute sono aiutate dai suffragi dei fedeli ma principalmente dal sacrificio dell'altare degno di essere accettato, il santo sinodo ordina ai vescovi che procurino con ogni diligenza che la santa dottrina circa il purgatorio, trasmessa dai santi padri e dai sacri concili, sia creduta dai fedeli cristiani, conservata, insegnata e predicata dappertutto".

Da questi concili concludiamo che la dottrina del purgatorio è una verità di fede cattolica definita nel Concilio di Firenze e ribadita della VI sessione del Concilio di Trento. Ma non abbiamo ancora terminato questa rassegna del magistero percé recentemente il magistero si è pronunciato sul purgatorio con due testi autorevolissimi: il Concilio Vaticano II e la Professione di Fede di Papa Paolo VI.

Il Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Lumen gentium parla del purgatorio come uno dei tre stadi ecclesiali, ossia la chiesa del cielo, la chiesa che si purifica e la chiesa della terra. Dice il documento: "alcuni dei suoi discepoli [di Cristo] sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria" (n° 49). Inoltre al n°50 è ricordata la pratica della Chiesa che risale ai primissimi tempi di pregare per i fedeli defunti e loda questa usanza perché "poiché santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati" (cf. - 2 Mac 12,43). Infine al n° 51 si richiamano i testi del Concilio di Firenze e del Concilio di Trento circa il purgatorio e la preghiera per i defunti.

Paolo VI nella sua Professione di Fede (o Credo del Popolo di Dio) dice: "noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora essere purificate nel purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù nel paradiso come Egli fece per il buon ladrone, costituiscono il popolo di Dio nell'aldilà della morte la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della risurrezione quando queste anime saranno riunite ai propri corpi".


I riferimenti biblici


Questa dottrina della Chiesa, che codifica una realtà viva, cioé una fede viva nel popolo di Dio, non ha molti agganci biblici, tuttavia non ne è assolutamente priva. Il testo più famoso si trova in 2 Mac 12,43: qui si dice con chiarezza che «santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati». Quindi la preghiera per i defunti era una pratica già conosciuta 200 anni prima di Cristo e lodata dal Libro dei Maccabei.

In 1Cor 3,12-15 l'apostolo Paolo, sia pur in un testo abbastanza complesso per quanto riguarda l'esegesi, parla di una purificazione nell'aldilà come attraverso il fuoco. Inoltre non dimentichiamo la Tradizione secondo cui la chiesa cristiana coltivò fin dai primi tempi una grande pietà nei confronti della memoria per i defunti. Dunque il magistero della Chiesa non fa che codificare un atteggiamento fondamentale del popolo di Dio che non solo crede nel purgatorio ma prega per le anime dei defunti e dà una sua indiscussa radice biblica sia in Maccabei sia in San Paolo.

La natura del purgatorio


Tentiamo ora di approfondire il discorso della natura stessa del purgatorio. Dobbiamo però sgombrare il campo da tutta quella serie di ricostruzioni delle pene purgatoriali che è avvenuta nei secoli passati che concepiva il purgatorio come un luogo puramente penale, quasi una via di mezzo tra il paradiso e l'inferno. Anzi, alcuni predicatori erano arrivati al punto da identificare le pene del purgatorio con le pene dell'inferno, salvo che quelle del purgatorio sarebbero state pene temporali mentre quelle dell'inferno sarebbero state delle pene eterne. Al riguardo occorre veramente rivedere una certa predicazione popolare che si era distaccata da quello che era il genuino insegnamento della Chiesa.

Il Concilio Vaticano II parla delle anime del purgatorio come "fedeli in stato di purificazione" e di "discepoli di Cristo". Non dobbiamo dimenticare che anche la teologia classica ha parlato delle anime del purgatorio come di "Chiesa purgante". Ciò significa che il purgatorio è il luogo della salvezza e che chi è in purgatorio è già salvo. E' sbagliato dunque immaginare il purgatorio quasi una via di mezzo tra il paradiso e l'inferno peroprio perché l'inferno è il luogo dell'eterna dannazione dalla quale non vi è uscita mentre il purgatorio è il luogo dove l'anima già salva, già immersa nella misericordia di Dio e nel suo amore si prepara alla visione di Dio. Il Concilio Vaticano II ha anche aggiunto che la Chiesa che si trova sulla terra, la chiesa che si trova nel cielo e la chiesa che si trova nel purgatorio costituiscono l'unico corpo mistico di Cristo sia pure nella diversità dei suoi stati e sia pure nel diverso dono dello Spirito Santo. L'idea fondamentale è dunque quella che sia noi che siamo pellegrini sulla terra, sia i nostri fratelli che sono in cielo, sia quelli che sono in purgatorio costituiamo tutti insieme il corpo mistico di Cristo sia pure con funzioni diverse e con un grado diverso per quanto riguarda il dono dello Spirito Santo e dunque la diversa collaborazione che ognuno di noi dà all'opera della redenzione.

Noi non siamo tenuti a ritenere che in purgatorio sia presente il fuoco così come invece siamo tenuti a ritenere per quanto riguarda l'inferno. Non c'è dubbio infatti che il magistero della Chiesa per la realtà dell'inferno parla chiaramente di "pene del senso", pene che noi indichiamo con la parola "fuoco". Nel purgatorio non vi sono pene del senso e il fuoco possiamo benissimo intenderlo come il fuoco dell'amore di Dio che purifica queste anime.

Il Concilio ci ha detto che anche le anime del purgatorio fanno parte del corpo mistico di Cristo, dunque possiamo dire che anche nelle anime del purgatorio agisce lo spirito di Cristo che è lo Spirito Santo e lo spirito d'amore. Il fuoco che agisce nel purgatorio è proprio il fuoco dello Spirito Santo che penetra nelle radici più profonde delle anime abilitandole ad amare perfettamente. Il purgatorio è dunque quel luogo dove l'amore di Dio purifica le anime dall'egoismo e le porta alla perfezione dell'amore in una sorta di grande scuola dell'amore perfetto il cui maestro è lo Spirito Santo che agisce direttamente su queste anime.

Questo insegnamento ci deriva soprattutto da una grande mistica, Santa Caterina da Genova, che scrisse il Trattato sul Purgatorio, ma è anche un insegnamento che è diventato patrimonio di molti teologi di oggi. La sofferenza del purgatorio ci dervia dal fatto che le anime non possono ancora vedere Dio a faccia a faccia, ma è anche un luogo di gioia perché c'è già la certezza della beatitudine, c'è già la possibilità di comunicare con Dio con la preghiera, c'è la "comunione dei santi", ossia la possibilità delle anime del purgatorio di pregare per noi così come noi possiamo pregare per le anime del purgatorio.

Non è necessario andare in purgatorio!


Concludiamo dicendo che nessuno è obbligato a passare per il purgatorio: noi possiamo andare direttamente in paradiso se già su questa terra noi saremo capaci di purificarci dall'egoismo e sapremo costruire in noi stessi una perfetta capacità di amare. Il buon ladrone non è passato per il purgatorio perché nonostante la sua vita di peccato sulla croce seppe esprimere un atto di perfetta fede e un atto di perfetta contrizione, e noi sappiamo che la perfetta contrizione ci abilita ad entrare direttamente in cielo. Si può arrivare alla perfetta contrizione quando proviamo un sincero dispiacere per aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, è il dispiacere per non aver corrisposto al suo amore.

Questa conoscenza dell'amore infinito di Dio che noi vediamo soprattutto nella passione di Gesù in croce, questo dispiacere di aver peccato e di non aver corrisposto all'amore di Dio, e quindi questa offerta a Dio del proprio pentimento e nel medesimo tempo questa offerta a Dio del desiderio di amarlo sopra ogni cosa, questa attività interiore così sublime che avviene nel nostro cuore per opera dello Spirito Santo, se ripetuta nella nostta vita quotidiana con tanti atti di amore, opera in noi quella radicale purificazione del cuore dilatandolo ad un amore sempre più perfetto e noi già in questa vita possiamo essere nella condizione di poter entrare subito in cielo. D'altra parte non dimentichiamo che le persone che accettano la loro malattia o le loro sofferenze fisiche e spirituali per amore, che vivono la loro morte come morì Gesù in croce, cioè con un abbandono totale, ebbene, queste persone hanno dentro di sé tutte quelle condizioni per cui Dio poi le accoglierà direttamente nel suo regno senza passare per il purgatorio perché il loro cuore è già abilitato ad amare essendo già stato purificato da tutte le scorie dell'egoismo attraverso il dolore e attraverso la morte. Dio allora, nel momento del giudizio, avendo trovato questi servi buoni e fedeli, li farà entrare subito nella gioia del suo regno dando loro il lumen gloriae, cioé la capacità di vederlo, e l'amor gloriae, cioé la capacità di amarlo e goderlo in eterno.

NEGATORI DEL PURGATORIO


Oltre ad alcuni Ariani con Aezio, furono i Petrobrusiani, i Valdesi, gli Albigesi, gli Ussiti ed infine Lutero, che - seppure incoerente con se stesso - insegna varie tesi in opposizione al cattolicesimo. Calvino erige a sistema la mentalità di Lutero, definendo il Purgatorio «esiziale invenzione di Satana, ordinata a rendere vana la Croce di Cristo». Invece i più recenti tra i Protestanti tengono una posizione meno rigida.
Si sente affermare da un dotto valdese, G.B. Ottonello, che «sebbene il catechismo valdese non contempli l'esistenza del Purgatorio, non esiste però da parte nostra alcun formale divieto di ammetterne l'esistenza possibile» (cfr. Fides, n. 43, pag. 167) Il Breve catechismo evangelico dice a proposito: «E' probabile che coloro ai quali non giunse l'offerta della salvezza in questa vita terrena ricevano, dopo la morte, da Dio, l'opportunità di conoscere e accettare il dono della vita»; evidentemente non si tratta del Purgatorio, ma si stabilisce un principio suscettibile di rendere più accetto ai Protestanti il concetto di Purgatorio.
Si dice comunemente che tra i fedeli delle chiese separate d'Oriente non vi è la credenza nel Purgatorio; è meglio dire che non hanno idee troppo chiare. Secondo loro, chi muore nemico di Dio viene condannato all'Inferno, prima con pene provvisorie, definitive dopo l'estremo giudizio; le altre innumerevoli anime, non completamente perverse, vanno anch'esse all'Inferno, cioè in una specie di limbo con varie gradazioni di pene, dal quale vengono liberate non in forza di una loro soddisfazione, ma soltanto in virtù della santa Messa e delle preghiere dei fedeli. Gli Orientali non ammettono quindi il Purgatorio in senso cattolico, ma la loro liturgia lo suppone. «La chiesa ortodossa distingue due stati nell'aldilà: la beatitudine del Paradiso [...] e certe pene da cui l'anima può essere liberata grazie alla preghiere della chiesa e ad un mutamento interiore. [...] La chiesa ortodossa non conosce il Purgatorio in quanto luogo o stato particolare, non essendovi fondamenti biblici o dogmatici per ammettere l'esistenza di un terzo luogo; tuttavia non si può negare la possibilità di uno stato di purificazione» (Bulgakov, L'Orthodoxie; l'autore si pone in forte antitesi rispetto alla Chiesa cattolica).

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo:


III. La purificazione finale o purgatorio
 
1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo. 
1031 La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, parla di un fuoco purificatore:
« Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c'è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro ».
1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: « Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato » (2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti:
« Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? [...] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere ». 


Infine riporto una bella catechesi tenuta da San Giovanni Paolo II in occasione di un'udienza generale (4 agosto 1999):


Il purgatorio: 

necessaria purificazione 

per l'incontro con Dio


Lettura: 1 Gv 1, 5-9
Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.
Prima condizione: rompere con il peccato.
Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa.

1. Come abbiamo visto nelle due precedenti catechesi, in base all'opzione definitiva per Dio o contro Dio, l'uomo si trova dinanzi a una delle alternative: o vive con il Signore nella beatitudine eterna, oppure resta lontano dalla sua presenza.

Per quanti si trovano in condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto, il cammino verso la piena beatitudine richiede una purificazione, che la fede della Chiesa illustra attraverso la dottrina del "Purgatorio" (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1030-1032).

2. Nella Sacra Scrittura si possono cogliere alcuni elementi che aiutano a comprendere il senso di questa dottrina, pur non enunciata in modo formale. Essi esprimono il convincimento che non si possa accedere a Dio senza passare attraverso una qualche purificazione.

Secondo la legislazione religiosa dell'Antico Testamento, ciò che è destinato a Dio deve essere perfetto. In conseguenza, l'integrità anche fisica è particolarmente richiesta per le realtà che vengono a contatto con Dio sul piano sacrificale, come per esempio gli animali da immolare (cfr Lv 22, 22) o su quello istituzionale, come nel caso dei sacerdoti, ministri del culto (cfr Lv 21, 17-23). A questa integrità fisica deve corrispondere una dedizione totale, dei singoli e della collettività (cfr 1 Re 8 , 61), al Dio dell'alleanza nella linea dei grandi insegnamenti del Deuteronomio (cfr 6, 5). Si tratta di amare Dio con tutto il proprio essere, con purezza di cuore e con testimonianza di opere (cfr Ivi, 10, 12s).

L'esigenza d'integrità s'impone evidentemente dopo la morte, per l'ingresso nella comunione perfetta e definitiva con Dio. Chi non ha questa integrità deve passare per la purificazione. Un testo di san Paolo lo suggerisce. L'Apostolo parla del valore dell'opera di ciascuno, che sarà rivelata nel giorno del giudizio, e dice: "Se l'opera che uno ha costruito sul fondamento [che è Cristo] resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco" (1 Cor 3, 14-15).

3. Per raggiungere uno stato di perfetta integrità è necessaria talvolta l'intercessione o la mediazione di una persona. Ad esempio, Mosè ottiene il perdono del popolo con una preghiera, nella quale evoca l'opera salvifica compiuta da Dio in passato e invoca la sua fedeltà al giuramento fatto ai padri (cfr Es 32, 30 e vv. 11-13). La figura del Servo del Signore, delineata dal Libro di Isaia, si caratterizza anche per la funzione di intercedere e di espiare a favore di molti; al termine delle sue sofferenze egli "vedrà la luce" e "giustificherà molti", addossandosi le loro iniquità (cfr Is 52, 13-53,12, spec. 53, 11).

Il Salmo 51 può essere considerato, secondo la visuale dell'Antico Testamento, una sintesi del processo di reintegrazione: il peccatore confessa e riconosce la propria colpa (v. 6), chiede insistentemente di venire purificato o "lavato" (vv. 4.9.12.16) per poter proclamare la lode divina (v. 17).

4. Nel Nuovo Testamento Cristo è presentato come l'intercessore, che assume in sé le funzioni del sommo sacerdote nel giorno dell'espiazione (cfr Eb 5, 7; 7, 25). Ma in lui il sacerdozio presenta una configurazione nuova e definitiva. Egli entra una sola volta nel santuario celeste allo scopo d'intercedere al cospetto di Dio in nostro favore (cfr Eb 9, 23-26, spec. 24). Egli è Sacerdote e insieme "vittima di espiazione" per i peccati di tutto il mondo (cfr 1 Gv 2, 2).

Gesù, come il grande intercessore che espia per noi, si rivelerà pienamente alla fine della nostra vita, quando si esprimerà con l'offerta di misericordia ma anche con l'inevitabile giudizio per chi rifiuta l'amore e il perdono del Padre.

L'offerta della misericordia non esclude il dovere di presentarci puri ed integri al cospetto di Dio, ricchi di quella carità, che Paolo chiama "vincolo di perfezione" (Col 3, 14).

5. Durante la nostra vita terrena seguendo l'esortazione evangelica ad essere perfetti come il Padre celeste (cfr Mt 5,48), siamo chiamati a crescere nell'amore per trovarci saldi e irreprensibili davanti a Dio Padre, "al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi" (1 Ts 3, 12s.). D'altra parte, siamo invitati a "purificarci da ogni macchia della carne e dello spirito" (2 Cor7, 1; cfr 1 Gv 3, 3), perché l'incontro con Dio richiede una purezza assoluta.

Ogni traccia di attaccamento al male deve essere eliminata; ogni deformità dell'anima corretta. La purificazione deve essere completa, e questo è appunto ciò che è inteso dalla dottrina della Chiesa sul purgatorio. Questo termine non indica un luogo, ma una condizione di vita. Coloro che dopo la morte vivono in uno stato di purificazione sono già nell'amore di Cristo, il quale li solleva dai residui dell'imperfezione (cfr Conc. Ecum. di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1304; Conc. Ecum. di Trento, Decretum de iustificatione: DS 1580; Decretum de purgatorio: DS 1820).

Occorre precisare che lo stato di purificazione non è un prolungamento della situazione terrena, quasi fosse data dopo la morte un'ulteriore possibilità di cambiare il proprio destino. L'insegnamento della Chiesa in proposito è inequivocabile ed è stato ribadito dal Concilio Vaticano II, che così insegna: "Siccome poi non conosciamo né il giorno né l'ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l'unico corso della nostra vita terrena (cfr Eb 9, 27), meritiamo con Lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati fra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori, dove 'ci sarà il pianto e lo stridore dei denti' (Mt 22, 13 e 25, 30)" (Lumen gentium, 48).

6. Un ultimo aspetto importante che la tradizione della Chiesa ha sempre evidenziato, va oggi riproposto: è quello della dimensione comunitaria. Infatti coloro che si trovano nella condizione di purificazione sono legati sia ai beati che già godono pienamente la vita eterna sia a noi che camminiamo in questo mondo verso la casa del Padre (cfr CCC, 1032).

Come nella vita terrena i credenti sono uniti tra loro nell'unico Corpo mistico, così dopo la morte coloro che vivono nello stato di purificazione sperimentano la stessa solidarietà ecclesiale che opera nella preghiera, nei suffragi e nella carità degli altri fratelli nella fede. La purificazione è vissuta nel vincolo essenziale che si crea tra coloro che vivono la vita del secolo presente e quelli che già godono la beatitudine eterna.


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Il Purgatorio non è il campo di concentramento dell’al di là; dove l’uomo debba espiare delle pene che gli vengono assegnate in modo più o meno positivistico.
Il Purgatorio è quel processo necessario della trasformazione spirituale dell’uomo che lo pone in grado di essere vicino al Cristo, vicino a Dio e di unirsi all’intera “Communio Sanctorum”
L’incontro con il Signore è questa trasformazione, il fuoco che lo tramuta in quella forma priva di scorie che può diventare recipiente della grazia eterna (cfr. H.U. von Balthasar, I novissimi nella teologia contemporanea) – (J. Ratzinger)


Approfondiamo il tema dei novissimi 

con post dedicati, ecco l'elenco:


I Novissimi - Purgatorio "Per quanti si trovano in condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto, il cammino verso la piena beatitudine richiede una purificazione." 

domenica 8 aprile 2018

II Domenica di Pasqua, Festa della Divina Misericordia: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gv 20,19-31 (8 Aprile 2018)

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DOMENICA 08 APRILE 2018

II DOMENICA DI PASQUA 

O DELLA DIVINA MISERICORDIA



Entrate nella gioia e nella gloria,
e rendete grazie a Dio, che vi ha chiamato
al regno dei cieli. Alleluia. 

(4 Esd 2,36-37, Volg.)

Prima Lettura

Un cuore solo e un'anima sola.

Dagli Atti degli Apostoli
At 4,32-35


La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Dal Salmo 117

R. Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre. 

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». R.
La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Il Signore mi ha castigato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte. R.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d'angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo! R.

Seconda Lettura

Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo.Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
1Gv 5,1-6


Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l'acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.

Parola di Dio


Alleluia, alleluia.


Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! 

(Gv 20,29)

Alleluia.

Vangelo

Otto giorni dopo venne Gesù.

+Dal Vangelo secondo San Giovanni
Gv 20,19-31


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

martedì 31 gennaio 2017

I Dogmi Mariani - 4. Assunzione della Madre di Dio

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Assunzione della Madre di Dio


Al termine della sua vita terrena, è stata assunta in anima e corpo alla gloria celeste, senza subire la corruzione del sepolcro. Esiste un’intima connessione del mistero dell’assunzione di Maria con la sua incomparabile dignità di Madre di Dio; la sua intima e profonda unione con Cristo; la sua perpetua verginità senza macchia; la sua condizione di generosa socia del divino Redentore; la sua insigne santità, superiore a quella di tutti gli uomini e angeli.

Quasi sintesi del meraviglioso mistero di Maria, il 1° novembre del 1950, Pio XII proclama solennemente il dogma dell’Assunzione di Maria, con queste parole: “L’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità con uno stesso decreto di predestinazione, immacolata nella sua concezione, vergine illibata nella sua divina maternità, generosa socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli”.

Mentre per tutta l’umanità la risurrezione dei corpi avverrà alla fine dei tempi, per Maria, invece, tale evento si è realizzato già alla fine della sua vita terrena. Per cui il suo corpo è ora gloriosamente vivente in cielo accanto all’umanità gloriosa del suo Figlio Gesù Cristo.

Precisa al riguardo il Santo Padre Giovanni Paolo II: “La condizione escatologica di Cristo e quella di Maria non vanno certo poste sullo stesso piano. Maria, nuova Eva, ha ricevuto da Cristo, nuovo Adamo, la pienezza di grazia e di gloria celeste, essendo stata risuscitata mediante lo Spirito Santo dal potere sovrano del Figlio”.

La Devozione.

Il dogma dell’Assunzione non è certo una verità “scoperta” nel secolo scorso. Prima del 1° novembre 1950, questa verità veniva creduta nella Chiesa e celebrata, ma non era considerata dogma di fede. Fin dall’antichità si celebrava in Oriente e in Occidente una solenne festa liturgica a ricordo della Dormizione o Assunzione al Cielo della Vergine. Per esempio. nel Sacramentario che Papa Adriano I tra gli anni 784-790, mandò all’imperatore Carlo Magno, si legge: «Degna di venerazione è per noi, o Signore, la festività di questo giorno, in cui la santa Madre di Dio subì la morte temporale, ma non poté essere umiliata dai vincoli della morte colei che generò il tuo Figlio, nostro Signore, incarnato da lei».

La fede in Maria assunta in corpo e anima alla gloria del cielo, appartiene alla coscienza di fede della Chiesa sia in Oriente sia in Occidente sin dalle origini. Pio XII, con la proclamazione solenne di Maria Assunta, ha inteso annunciare solennemente a tutto il mondo la nobiltà e la dignità del corpo umano, mortificato, umiliato, avvilito e profanato in mille modi durante la seconda guerra mondiale da poco conclusa. Di fronte ai lager di Dachau e di Auschwitz, dove si era consumata la violazione più dissacrante del corpo umano, il “mistero dell’Assunzione proclama il destino soprannaturale e la dignità eccelsa di ogni corpo umano, chiamato dal Signore a diventare strumento di santità e a partecipare alla sua gloria”.

Affermava nel 1979 l’allora cardinale Joseph Ratzinger:

Il grado più elevato di canonizzazione (Lc 1,48)
Il dogma dell'Assunta è semplicemente il grado supremo della canonizzazione nella quale il titolo   « santo » viene attribuito nel senso più stretto, volendo significare cioè : interamente e totalmente nel compimento escatologico. Con ciò si dischiude ormai il contesto biblico fondamentale, che garantisce tutta l'affermazione. Noi possiamo cioè asserire che il dogma dell'Assunta non fa che descrivere nel suo contenuto ciò che è stato interiormente presupposto ed affermato nel grado supremo del culto; nel medesimo istante ci si può e ci si deve allora ricordare che il vangelo stesso profetizza ed esige il culto di Maria: « D'ora in poi tutte le generazioni mi cm ameranno beata » (Lc 1,48) - è un compito assegnato alla chiesa e la registrazione di Luca presuppone che la glorificazione di Maria già esiste nella chiesa del suo tempo e che egli la ritiene un dovere della chiesa per tutte le generazioni. Egli vede incominciare questa lode di Maria col saluto di Elisabetta: « Beata colei che ha creduto... » (Lc 1,45). 

Un elogio legato alla Risurrezione (Mc 12,18-27)
In questa primissima forma di culto di Maria si riflette nuovamente l'unità dei Testamenti, quell'unità che è caratteristica di tutto il tema mariano : il Dio d'Israele viene chiamato tramite uomini ai quali egli si è dimostrato grande, nella vita dei quali egli si rende visibile e presente. Essi sono, per così dire, il suo nome nella storia, grazie a loro egli stesso ha un nome, per loro ed in loro egli diventa accessibile. Si chiama il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; chiamarlo significa chiamare i padri, così come, viceversa, chiamare i padri significa ricordarsi di lui e riconoscerlo. Non invocare gli uomini, nei quali egli stesso si rende visibile, è ingratitudine, smemoratezza -per la fede d'Israele però è anche caratteristico che essa abbia memoria e sia memoria.
La glorificazione di Maria si congiunge quindi all'idea di Dio che collega i padri col nome di Dio e sa che nella glorificazione dei padri c'è l'esaltazione di Dio. Se si tiene bene presente questo fatto, non si può non prendere in considerazione nel nostro contesto l'interpretazione di Dio Padre che Gesù ha dato in Mc 12,18-27. 
 Salita al cielo col suo corpo e la sua anima. (Ef 2,6)
« Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio ». Ciò significa: esiste come una sorta di « ascensione » del battezzato, della quale parla in termini del tutto espliciti Ef 2,6: « Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù ». Stando a questo testo, il battesimo è partecipazione non soltanto alla risurrezione, ma anche all'ascensione di Cristo. Il battezzato, in quanto battezzato e nella misura in cui là, nel Signore glorificato, la sua vita nascosta (la sua vera vita! ). La formula dell' « assunzione » di Maria in corpo ed anima perde, sulla base di questo testo, ogni carattere speculativo ed arbitrario: essa, infatti, è solamente la forma suprema di canonizzazione: si dice che in colei che ha generato il Signore « prima col cuore che secondo il corpo » (Agostino ), della quale la fede, cioè il contenuto interiore del battesimo, può essere asserita illimitatamente, conformemente a Lc 1,45, nella quale si è quindi realizzata tutta l'essenza del battesimo, in lei la morte è stata inghiottita nella vittoria di Cristo.
Il culto di Maria è l'oscillare beato nella gioia del Magnificat e, perciò, nella lode di colui verso il quale è debitrice la figlia di Sion e di colui che lei porta come la vera, non deperibile, indistruttibile arca dell'alleanza.

Pio XII. La costituzione apostolica MUNIFICENTISSIMUS DEUS (LA GLORIFICAZIONE DI MARIA CON L'ASSUNZIONE AL CIELO IN ANIMA E CORPO) 

Ecco una sintesi per punti:

Il munificentissimo Dio, che tutto può e le cui disposizioni di provvidenza sono fatte di sapienza e d'amore, nei suoi imperscrutabili disegni contempera nella vita dei popoli e in quella dei singoli uomini dolori e gioie, affinché per vie diverse e in diverse maniere tutto cooperi in bene per coloro che lo amano (cf. Rm 8, 28).

Dio, infatti, che da tutta l'eternità guarda Maria vergine, con particolare pienissima compiacenza, «quando venne la pienezza del tempo» (Gal 4, 4), attuò il disegno della sua provvidenza in tal modo che risplendessero in perfetta armonia i privilegi e le prerogative che con somma liberalità ha riversato su di lei. Che se questa somma liberalità e piena armonia di grazie dalla chiesa furono sempre riconosciute e sempre meglio penetrate nel corso dei secoli, nel nostro tempo è stato posto senza dubbio in maggior luce il privilegio della corporea assunzione al cielo della vergine Madre di Dio Maria.

Questo privilegio risplendette di nuovo fulgore fin da quando il nostro predecessore Pio IX, d'immortale memoria, definì solennemente il dogma dell'immacolata concezione dell'augusta Madre di Dio. Dio volle esente [dal peccato] la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo.

Plebiscito unanime

Per questo, quando fu solennemente definito che la vergine Madre di Dio Maria fu immune della macchia ereditaria fin dalla sua concezione, i fedeli furono pervasi da una più viva speranza che quanto prima sarebbe stato definito dal supremo magistero della chiesa anche il dogma della corporea assunzione al cielo di Maria vergine.

Infatti si videro non solo singoli fedeli, ma anche rappresentanti di nazioni o di province ecclesiastiche e anzi non pochi padri del concilio Vaticano chiedere con vive istanze all'apostolica sede questa definizione.

Il magistero della chiesa

Il 1° maggio 1946 indirizzammo loro la lettera [enciclica Deiparae Virginis Mariae, in cui chiedevamo: «Se voi, venerabili fratelli, nella vostra esimia sapienza e prudenza ritenete che l'assunzione corporea della beatissima Vergine si possa proporre e definire come dogma di fede, e se col vostro clero e il vostro popolo lo desiderate».

E coloro che «lo Spirito Santo ha costituito vescovi per pascere la chiesa di Dio» (At 20, 28) hanno dato all'una e all'altra domanda una risposta pressoché unanimemente affermativa.

Il magistero della chiesa, non certo per industria puramente umana, ma per l'assistenza dello Spirito di verità (cf. Gv 14, 26), e perciò infallibilmente, adempie il suo mandato di conservare perennemente pure e integre le verità rivelate, e le trasmette senza contaminazione, senza aggiunte, senza diminuzioni. «Infatti, come insegna il concilio Vaticano, ai successori di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo, perché, per sua rivelazione, manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza, custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, ossia il deposito della fede». Pertanto dal consenso universale di un magistero ordinario della chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare che l'assunzione corporea della beata vergine Maria al cielo, è verità da Dio rivelata, e perciò tutti i figli della chiesa debbono crederla con fermezza e fedeltà. Poiché, come insegna lo stesso concilio Vaticano, «debbono essere credute per fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o trasmessa oralmente o col suo ordinario e universale magistero, propone a credere come rivelate da Dio».

La voce dei santi padri

s. Giovanni Damasceno: «Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio».

s.Germano di Costantinopoli: «Tu, come fu scritto, apparisci "in bellezza", e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto domicilio di Dio; cosicché anche per questo sia poi immune dalla risoluzione in polvere; trasformato bensì, in quanto umano, nell'eccelsa vita della incorruttibilità; ma lo stesso vivo, gloriosissimo, incolume e dotato della pienezza della vita».

E un altro antico scrittore dice: «Come gloriosissima Madre di Cristo, nostro Salvatore e Dio, donatore della vita e dell'immortalità, è da lui vivificata, rivestita di corpo in un'eterna incorruttibilità con lui, che la risuscitò dal sepolcro e la assunse a sé, in modo conosciuto da lui solo». (s.Modesto Hierosol)

Maria è la nuova Eva

Ma in particolare va ricordato che, fin dal secolo II, Maria Vergine viene presentata dai santi padri come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale, che, com'è stato preannunziato dal protovangelo (Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'apostolo delle genti (cf. Rm cc. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26.54-57). Per la qual cosa, come la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale: perché, come dice lo stesso apostolo, «quando... questo corpo mortale sarà rivestito dell'immortalità, allora sarà adempiuta la parola che sta scritta: è stata assorbita la morte nella vittoria» (1 Cor 15, 54).

La solenne definizione

«Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».

Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica.

Affinché poi questa Nostra definizione dell'assunzione corporea di Maria vergine al cielo sia portata a conoscenza della chiesa universale, abbiamo voluto che stesse a perpetua memoria questa Nostra lettera apostolica; comandando che alle sue copie o esemplari anche stampati, sottoscritti dalla mano di qualche pubblico notaio e muniti del sigillo di qualche persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti assolutamente da tutti la stessa fede; che si presterebbe alla presente, se fosse esibita o mostrata.

A nessuno dunque sia lecito infrangere questa Nostra dichiarazione, proclamazione e definizione, o ad essa opporsi e contravvenire. Se alcuno invece ardisse di tentarlo, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo.

L'Assunzione della Vergine al Cielo in un'analisi dell'allora Cardinal Joseph Ratzinger in un libro intervista a cura di Peter Seewald.

– Venendo all’ultimo dogma mariano proclamato dalla Chiesa, quello dell’ Assunzione della Vergine Maria in Cielo, Peter Seewald chiede infine: "Volendo esser ancor più provocatori: che cosa significa il dogma dell’Assunzione corporea di Maria in Cielo? È stato stabilito molto tardi, nel 1950. Stranamente, fin dall’inizio non esistevano né un sepolcro né reliquie [corporee] di Maria".

– "Questo dogma - risponde cauto il Cardinale Ratzinger - ci risulta particolarmente difficile da comprendere e accettare, perché non riusciamo a immaginarci cosa si possa intendere in questo caso per "Cielo", e come un corpo possa essere "assunto in Cielo". Questo dogma rappresenta quindi una grande sfida alla nostra capacità di comprendere che cosa siano il Cielo, il corpo, l’uomo, e quale possa essere il futuro di questi".

– "E Lei personalmente, come risolve questa sfida?".

"Mi soccorre in questo caso la teologia battesimale elaborata da San Paolo che dice: "Dio con Gesù Cristo ha risuscitato anche noi e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù [Ef 2, 6]. Questo significa che, in quanto battezzati, il nostro futuro è già tracciato.

Secondo il dogma, dunque, si adempie pienamente in Maria ciò che il Battesimo opera in tutti noi: il dimorare ["sedere"] con Dio "nei cieli" [perché Dio è i Cieli!]. Il Battesimo [cioè, l’unione a Cristo] dispiega in Maria la sua massima efficacia. In noi l’unione a Cristo, la risurrezione, è una condizione ancora incompiuta e imperfetta. Non così per lei, cui non manca più nulla, poiché è già entrata nella piena comunione con Cristo. E di questa comunione è partecipe anche una nuova corporeità, per noi inimmaginabile. In breve, il portato essenziale i questo dogma è la pienezza dell’unione di Maria a Dio, a Cristo, la pienezza del suo essere ‘cristiana’".






Nei link seguenti gli articoli sui quattro dogmi mariani:

1. Maria Madre di Dio (da martedì 10 gennaio 2017)
2. Maria sempre Vergine (da martedì 17 gennaio 2017)
3. Immacolata Concezione (da martedì 24 gennaio 2017)
4. Assunzione di Maria (da martedì 31 gennaio 2017)

martedì 24 gennaio 2017

I Dogmi Mariani - 3. Immacolata Concezione

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Immacolata Concezione


Il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato dal beato Pio IX l’8 dicembre del 1854, propone come verità di fede divina rivelata “la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale”. E' la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina.

Fin dal primo istante della sua esistenza è stata concepita senza peccato, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, suo Figlio e Redentore. Il dogma si riferisce, quindi, l’inizio assoluto della natura umana e individuale di Maria, nel momento in cui è concepita da sua madre come creatura umana concreta e intende questo istante come un momento non soltanto di autentica liberazione da qualsiasi forma di peccato, compreso quello originale, ma anche di profonda e radicale gratificazione da parte di Dio, per cui all’assenza del peccato, corrisponde la pienezza di grazia;

Senza peccato originale.

Il peccato, retaggio di ogni nato da donna, si arresta davanti a Maria. Se Gesù Cristo è il tutto santo perché la sua umanità viene interamente santificata dalla sua persona divina, Maria è la tutta santa in virtù della grazia proveniente dal Padre, dalla carità dello Spirito e dai meriti del suo divin Figlio. Se Gesù è il redentore, Maria è la sua prima redenta. La redenzione di Maria non fu per liberazione dal peccato, ma per preservazione. Essa cioè non fu per nulla segnata dal peccato, ma ne fu preservata, per singolare privilegio divino. In Maria non ci fu liberazione, ma preservazione. Secondo la geniale intuizione del dottore dell’Immacolata, il beato Duns Scoto, Gesù Cristo ha esercitato in lei l’atto di mediazione più eccelso, preservandola dal peccato originale.

Diceva il Santo Padre Giovanni Paolo II in una sua catechesi mariana: “A Maria, prima redenta da Cristo, che ha avuto il privilegio di non essere sottoposta neppure per un istante al potere del male e del peccato, guardano i cristiani, come al perfetto modello ed all’icona di quella santità, che sono chiamati a raggiungere, con l’aiuto della grazia del Signore, nella loro vita”.
Maria Immacolata ricorda a tutti i battezzati la perfezione della santità. La tutta santa è stata e continua a essere nella Chiesa la guida sicura che conduce alle alte vette della perfezione evangelica.

La devozione.

La devozione per Maria Immacolata è molto antica, infatti precede di secoli la proclamazione del suo dogma. Nella Chiesa d'Oriente, avevano già per la Madre di Dio espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale: "Intemerata, incolpata, bellezza dell'innocenza ecc."
In Occidente invece ci fu una forte resistenza, non per avversione a Maria, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù. Se Ella è Immacolata come giustificare che non ha avuto bisogno della Redenzione universale di Cristo?

Il beato francescano Giovanni Duns, (dottore dell’Immacolata) detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il " Dottor Sottile ", grazie alla sua geniale intuizione, riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una convincente distinzione. Anche Maria è stata redenta da Gesù, il quale esercitò in lei l’atto di mediazione più eccelso, la preservò dal peccato originale, prima e fuori del tempo. Il peccato, retaggio di ogni nato da donna, davanti a Maria si arresta. Gesù Cristo è il tutto santo perché la sua umanità viene interamente santificata dalla sua persona divina, quindi Maria è la tutta santa in virtù della grazia proveniente dal Padre, dalla carità dello Spirito e dai meriti del suo divin Figlio. E' Gesù il redentore, e Maria è la sua prima redenta. La redenzione di Maria non fu per liberazione dal peccato, ma per preservazione. Essa cioè non fu per nulla segnata dal peccato, ma ne fu preservata, per singolare privilegio divino. In Maria dunque non ci fu liberazione, ma preservazione.



Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi la " medaglia miracolosa "con l'immagine dell'Immacolata, cioè della " concepita senza peccato". Questa medaglia suscitò una tale devozione, che molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.

Così, l'8 dicembre 1854, papa Pio IX proclamava la " donna vestita di sole " esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata, come verità di fede divina rivelata che sostiene: "la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale”.

La proclamazione di questo dogma fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell'Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.
Ma quattro anni dopo, nel 1858 Maria stessa pose il suo sigillo su tale dogma!  Le apparizioni di
Lourdes furono la Sua prodigiosa conferma che Lei è la " tutta bella ", " piena di grazia " e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l'abbondanza di grazie che dal suo cuore Immacolato piovvero sull'umanità.




L'Immacolata Concezione di Maria in un'analisi dell'allora Cardinal Joseph Ratzinger in un libro intervista a cura di Peter Seewald.

– "Che cosa si può dire del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, proclamato nel 1854?".

– E qui il Card. Joseph Ratzinger spiega esaurientemente la dottrina della Chiesa sul dogma dell’Immacolato Concepimento della Vergine Maria, legandola al tema del peccato originale: "Lo sfondo di questo dogma è costituito dalla dottrina del peccato originale, secondo cui ogni uomo ha alle spalle un contesto di peccato [che abbiamo chiamato "distorsione relazionale"] ed è quindi affetto fin dall’inizio da una distorsione nel suo rapporto con Dio. Gradualmente nel Cristianesimo si è affermata la convinzione per cui colei che, fin dall’inizio, è destinata ad essere la "porta di Dio", che è stata consacrata a lui in maniera tanto particolare, non fosse riconducibile a questo contesto.


Nel Medio Evo è sorta a questo proposito una forte controversia. Da un lato stavano i Domenicani che affermavano che Maria è una persona come le altre, e che quindi è intaccata dal peccato originale. Dall’altro lato stavano i Francescani che sostenevano la posizione opposta. Bene, nel corso di questa lunga disputa si è lentamente formata la convinzione che l’appartenenza di Maria a Cristo prevalesse sull’appartenenza ad Adamo e che inoltre la sua consacrazione a Cristo fin dalla notte dei tempi [perché Dio precede ognuno di noi, e i pensieri di Dio ci plasmano fin dall’inizio] fosse l’elemento caratterizzante della sua esistenza.

Maria non è concepibile all’interno del contesto creato dal peccato originale perché con lei ha inizio una nuova storia: la sua relazione con Dio non è distorta, fin dall’inizio gode dello sguardo benevolo di Dio che "ha guardato l’umiltà della sua serva" [Magnificat] e le ha consentito di sollevare a sua volta lo sguardo fino a lui.

Non solo; ma la sua appartenenza a Cristo, così specifica, comporta anche la grazia di cui è ricolma. Le parole dell’Angelo: "piena di grazia", che inizialmente ci paiono così semplici, possono essere interpretate fino ad abbracciare l’intero arco temporale della sua esistenza. E, in ultima analisi, non esprimono un privilegio riservato a Maria, ma una speranza che ci riguarda tutti".





Nei link seguenti gli articoli sui quattro dogmi mariani:

1. Maria Madre di Dio (da martedì 10 gennaio 2017)
2. Maria sempre Vergine (da martedì 17 gennaio 2017)
3. Immacolata Concezione (da martedì 24 gennaio 2017)
4. Assunzione di Maria (da martedì 31 gennaio 2017)

domenica 27 aprile 2014

La vita di San Giovanni Paolo II - Breve Biografia

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Sua Santità Giovanni Paolo II



Breve Biografia


Karol Józef Wojtyła, divenuto Giovanni Paolo II con la sua elezione alla Sede Apostolica il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, città a 50 km da Kraków (Polonia), il 18 maggio 1920. Era l’ultimo dei tre figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941. La sorella, Olga, era morta prima che lui nascesse.

Fu battezzato il 20 giugno 1920 nella Chiesa parrocchiale di Wadowice dal sacerdote Franciszek Zak; a 9 anni ricevette la Prima Comunione e a 18 anni il sacramento della Cresima. Terminati gli studi nella scuola superiore Marcin Wadowita di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia.

Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava ed, in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania.

A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del "Teatro Rapsodico", anch’esso clandestino.

Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale avvenuta a Cracovia il 1̊ novembre 1946, per le mani dell’Arcivescovo Sapieha.

Successivamente fu inviato a Roma, dove , sotto la guida del domenicano francese P. Garrigou-Lagrange, conseguì nel 1948 il dottorato in teologia, con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce (Doctrina de fide apud Sanctum Ioannem a Cruce). In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda.

Nel 1948 ritornò in Polonia e fu coadiutore dapprima nella parrocchia di Niegowić, vicino a Cracovia, e poi in quella di San Floriano, in città. Fu cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprese i suoi studi filosofici e teologici. Nel 1953 presentò all’Università cattolica di Lublino la tesi: "Valutazione della possibilità di fondare un'etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler". Più tardi, divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino.

Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak.

Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Papa Paolo VI, che lo creò e pubblicò Cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967, del Titolo di S. Cesareo in Palatio, Diaconia elevata pro illa vice a Titolo Presbiterale.

Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965) con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et spes. Il Cardinale Wojtyła prese parte anche alle 5 assemblee del Sinodo dei Vescovi anteriori al suo Pontificato.

I Cardinali, riuniti in Conclave, lo elessero Papa il 16 ottobre 1978. Prese il nome di Giovanni Paolo II e il 22 ottobre iniziò solennemente il ministero Petrino, quale 263° successore dell’Apostolo. Il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa ed è durato quasi 27 anni.

Giovanni Paolo II ha esercitato il suo ministero con instancabile spirito missionario, dedicando tutte le sue energie sospinto dalla sollecitudine pastorale per tutte le Chiese e dalla carità aperta all’umanità intera. I suoi viaggi apostolici nel mondo sono stati 104. In Italia ha compiuto 146 visite pastorali. Come Vescovo di Roma, ha visitato 317 parrocchie (su un totale di 333).

Più di ogni Predecessore ha incontrato il Popolo di Dio e i Responsabili delle Nazioni: alle Udienze Generali del mercoledì (1166 nel corso del Pontificato) hanno partecipato più di 17 milioni e 600 mila pellegrini, senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose [più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000], nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo. Numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato, come pure le 246 udienze e incontri con Primi Ministri.

Il suo amore per i giovani lo ha spinto ad iniziare, nel 1985, le Giornate Mondiali della Gioventù. Le 19 edizioni della GMG che si sono tenute nel corso del suo Pontificato hanno visto riuniti milioni di giovani in varie parti del mondo. Allo stesso modo la sua attenzione per la famiglia si è espressa con gli Incontri mondiali delle Famiglie da lui iniziati a partire dal 1994.

Giovanni Paolo II ha promosso con successo il dialogo con gli ebrei e con i rappresentati delle altre religioni, convocandoli in diversi Incontri di Preghiera per la Pace, specialmente in Assisi.

Sotto la sua guida la Chiesa si è avvicinata al terzo millennio e ha celebrato il Grande Giubileo del 2000, secondo le linee indicate con la Lettera apostolica Tertio millennio adveniente. Essa poi si è affacciata al nuovo evo, ricevendone indicazioni nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale si mostrava ai fedeli il cammino del tempo futuro.

Con l’Anno della Redenzione, l’Anno Mariano e l’Anno dell’Eucaristia, Giovanni Paolo II ha promosso il rinnovamento spirituale della Chiesa.

Ha dato un impulso straordinario alle canonizzazioni e beatificazioni, per mostrare innumerevoli esempi della santità di oggi, che fossero di incitamento agli uomini del nostro tempo: ha celebrato 147 cerimonie di beatificazione - nelle quali ha proclamato 1338 beati - e 51 canonizzazioni, per un totale di 482 santi. Ha proclamato Dottore della Chiesa santa Teresa di Gesù Bambino.

Ha notevolmente allargato il Collegio dei Cardinali, creandone 231 in 9 Concistori (più 1 in pectore, che però non è stato pubblicato prima della sua morte). Ha convocato anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio.

Ha presieduto 15 assemblee del Sinodo dei Vescovi: 6 generali ordinarie (1980, 1983, 1987, 1990; 1994 e 2001), 1 assemblea generale straordinaria (1985) e 8 assemblee speciali (1980, 1991, 1994, 1995, 1997, 1998 [2] e 1999).

Tra i suoi documenti principali si annoverano 14 Lettere encicliche, 15 Esortazioni apostoliche, 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche.

Ha promulgato il Catechismo della Chiesa cattolica, alla luce della Tradizione, autorevolmente interpretata dal Concilio Vaticano II. Ha riformato i Codici di diritto Canonico Occidentale e Orientale, ha creato nuove Istituzioni e riordinato la Curia Romana.

A Papa Giovanni Paolo II, come privato Dottore, si ascrivono anche 5 libri: “Varcare la soglia della speranza” (ottobre 1994); "Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio" (novembre 1996); “Trittico romano”, meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); “Alzatevi, andiamo!” (maggio 2004) e “Memoria e Identità” (febbraio 2005).

Giovanni Paolo II è morto in Vaticano il 2 aprile 2005, alle ore 21.37, mentre volgeva al termine il sabato e si era già entrati nel giorno del Signore, Ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia.

Da quella sera e fino all’8 aprile, quando hanno avuto luogo le Esequie del defunto Pontefice, più di tre milioni di pellegrini sono confluiti a Roma per rendere omaggio alla salma del Papa, attendendo in fila anche fino a 24 ore per poter accedere alla Basilica di San Pietro.

Il 28 aprile successivo, il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l’inizio della Causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La Causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale per la diocesi di Roma.

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